Il compostaggio

Riporto qui di seguito un commento scritto da Ecozema riguardo il compostaggio. C’è molto da dire, e riprenderò la tematica in altri articoli. Invito chiunque abbia commenti o articoli a farmeli pervenire.

Il compostaggio
Nell’ultimo decennio è nato un grosso interesse per l’utilizzo del compostaggio come opzione per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani.
Il compostaggio dei rifiuti organici non è una novità. Anzi, è una tecnologia piuttosto anziana che è stata accantonata in quanto economicamente svantaggiosa rispetto all’uso della discarica, in tempi in cui gli spazi erano ancora numerosi e non erano noti i problemi legati all’interramento di rifiuti organici (inquinamento delle falde acquifere, produzione incontrollata di biogas, odori molesti). Il compostaggio è un fenomeno spontaneo. E’ forse capitato a qualcuno di vedere, in campagna, cumuli di materiale organico (rifiuti, escrementi, segatura, trucioli di legno, ecc.) produrre calore ed esalare vapore, come se fosse in atto una combustione senza fiamma. In realtà il materiale non brucia, anche se il fenomeno che è alla base dello sviluppo di calore non è poi così differente dalla combustione. Un cumulo di rifiuti organici è appetibile per i microrganismi normalmente presenti nell’ambiente. Se il tenore di acqua è sufficientemente alto, i microrganismi cominciano a consumare le sostanze nutritive, ossia a degradare le molecole organiche, producendo anidride carbonica, acqua e calore (biodegradazione).
Tale calore, a causa della forma del cumulo, che ha poca superficie esposta all’atmosfera rispetto al volume interno, si dissipa con difficoltà. La temperatura della massa si accresce sempre di più, fino a raggiungere valori elevati, fino a 60-70 gradi centigradi. L’alta temperatura aumenta la velocità di degradazione cosicché il compostaggio, controllato in impianti specifici, diventa un sistema accelerato di trattamento dei rifiuti organici. Alla fine del processo il rifiuto iniziale si è trasformato in una sostanza che è del tutto simile all’humus, la parte fertile del terreno, ricca di sostanze organiche.
Questo prodotto è chiamato compost e può essere utilizzato come ammendante dei suoli agricoli, per migliorare la costituzione fisico-meccanica e la fertilità grazie all’apporto di sostanza organica.

Il compostaggio dei rifiuti urbani.
Il trattamento dei rifiuti solidi urbani mediante compostaggio presenta, in linea teorica, aspetti estremamente positivi. Con il compostaggio si ottiene una trasformazione radicale del materiale di partenza. Il rifiuto fresco ha un odore acre ben presto tendente al putrescente, un aspetto esteticamente spiacevole ed una notevole pericolosità igienica. Il compost assume l’odore e l’aspetto del suolo fertile ed è sanitizzato e stabilizzato in quanto privo di microbi patogeni e di materiale putrescibile.
Inoltre il compost è meno pesante, occupa meno volume, ha un minore contenuto d’acqua e quindi non rilascia liquami. E’ cioè un prodotto che può essere trattato, ossia trasportato, stoccato, manipolato, con modalità ben differenti da quelle necessarie per il materiale di partenza che, dopo la raccolta, deve essere urgentemente neutralizzato mediante interramento in una discarica o mediante distruzione termica in un inceneritore.
“L’emergenza rifiuto” è anche dovuta al fatto di dover trattare un materiale per molti versi difficile. L’utilizzo del compost in agricoltura rappresenta poi la chiusura di quel ciclo interrotto con l’urbanizzazione, lo spopolamento delle campagne, l’adozione di pratiche agricole intensive basate sull’utilizzo di fertilizzanti inorganici al posto del concime di una volta.
Il materiale organico, allontanato dai campi per arrivare ai nostri supermercati, tornerebbe al luogo di origine sotto forma di compost, ossia sostanza adatta a mantenere la fertilità, prevenire l’erosione dei suoli, diminuire il dilavamento dei fertilizzanti inorganici, ostacolare l’insorgenza di microrganismi patogeni per le piante, tanto per citare alcuni degli aspetti positivi riscontrati nell’applicazione del compost.

Il compostaggio delle plastiche.
Se nel rifiuto solido urbano sono presenti oggetti di plastica non biodegradabile, questi finiranno nel compost finale, pressoché inalterati. L’uso di vagli a valle del processo può ridurre questo problema ma solo parzialmente, perché solo gli oggetti più voluminosi verranno scartati ma non quelli più piccoli. Un compost contenente pezzi di plastica viene considerato di bassa qualità e non adatto ad usi agricoli.
Questa è la ragione per cui le prime esperienze di compostaggio negli anni ’60 sono state considerate un fallimento. Gli impianti trattavano rifiuti solidi urbani non differenziati e producevano perciò compost non vendibile, pieno di vetro e plastica.
Attualmente il compostaggio è applicato su rifiuti selezionati, contenenti cioè solo materiale organico biodegradabile.
Le plastiche tradizionali sono bandite. Viceversa le plastiche biodegradabili sono ammesse al compostaggio, ma solo se rispondono ai criteri stabiliti dalle norme che definiscono i materiali compostabili (norma UNI EN 13432).

Le plastiche compostabili.
Per i rifiuti organici naturali, quali i rifiuti di cucina, gli scarti delle verdure dei mercati ortofrutticoli, le potature e gli sfalci erbosi, ecc. non si pone il problema di assicurarsi della loro compostabilità. I materiali naturali sono biodegradabili e non bisogna dimostrarlo. Viceversa, i materiali manufatti possono essere non biodegradabili,  contenere sostanze inquinanti o dare origine a sostanze tossiche.
Quindi una plastica, per poter essere definita compostabile deve essere vagliata. Come? Esistono delle norme tecniche che definiscono le caratteristiche che deve possedere un materiale per poter essere chiamato “compostabile”.

In passato l’assenza di regole e di metodi di prova ha permesso il compostaggio di materiali non compatibili e creato danni, specie nella fiducia degli utenti e dei tecnici responsabili degli impianti di compostaggio. Questo problema oggi è superato grazie alla norma europea EN 13432.

Fonte: www.ecozema.com

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