ECO-NOMIA OGGI: ecosostenibilità aziendale

“Questa idea che la natura è una specie di parente che ogni tanto bisogna andare a trovare non è una idea sana secondo me: la natura è tutto”. Jovanotti

IL SENSO E L’OBBLIGO DELLA ECOSOSTENIBILITÀ

Minimo Impatto è una azienda che opera nel settore ambientale. Voglio dare un contributo alle aziende nostre colleghe, per far si che tutti noi operatori professionali del settori cominciamo a riflettere su cosa significa ecosostenibilità.

Partiamo da un articolo della BBC del 16 maggio 2008: la Zoological Society of London attesta che dal 1970 abbiamo perso tra un quarto e un terzo del mondo animale e che noi uomini abbattiamo all’anno l’1% delle altre specie rimaste. I responsabili? L’inquinamento, l’espansione urbana, le coltivazioni selvagge, la pesca e la caccia sproporzionate. In due parole: gli uomini.

Ecco qui che l’ecosostenibilità personale e aziendale non é più un’opzione ma una necessità. Abbiamo tutti una responsabilità, un nuovo dovere nei confronti del nostro futuro : migliorare l’ambiente circostante in cui viviamo, mangiamo, respiriamo, lavoriamo.

Sviluppo sostenibile é sviluppo del no oil (niente fonti fossili, non rinnovabili);

Sviluppo sostenibile é impiego di fonti di energia rinnovabili, inesauribili (idraulica, eolica, solare, biomasse, geotermica, mareomotrice, gradiente termico);

Sviluppo sostenibile é prima di tutto risparmio energetico, uso razionale delle risorse, e questo implica un cambio dei nostri consumi e del nostro rapportarci agli altri, alla natura, all’ambiente circostante. Nuove pratiche, nuovi comportamenti, nuova cultura. Siamo pronti?

Anzitutto, nel pensare a come fare sviluppo sostenibile, il nostro ragionamento deve andare oltre: deve guardare, ove possibile, tutte le fasi del nostro consumo. Il consumo infatti ha una vita lunga, che non vediamo, ma che inizia dalla sua produzione e va a finire ai suoi scarti. Dal giorno in cui un paio di scarpe é uscito dalla fabbrica cinese, é atterrato sugli scaffali dei negozi di via del Corso, é stato da noi acquistato, consumato e poi gettato nei bidoni della raccolta indifferenziata, quanta energia é stata consumata? Quanto inquinamento ci é voluto? Nella nostra società siamo abituati a fermarci all’ovvio, cioé a quello che vediamo come prodotto o servizio finito. Non c’é esempio più eclatante che quel bambino a cui la mamma chiese “figliolo, sai dove crescono le mele?” e lui rispose “al supermercato!”.

L’ecosostenibilità in azienda, più che avere un senso, é un obbligo. Ce lo spiega il

Protocollo di Kyoto

Il Protocollo, operativo dal 2005, impegna i paesi industrializzati (responsabili del 70% delle emissioni totali di CO2) e ad economia in transizione a ridurre del 5% nel periodo 2008-2012 le emissioni dei gas serra prodotte dalle attività umane rispetto alle emissioni del 1990.

Emissioni gas serra

I gas che contribuiscono all’effetto serra sono vapore acqueo, metano, ossido di azoto, ozono, clorofluorocarburi (CFC), biossido di carbonio (o anidride carbonica, CO2).

Questi gas sono in realtà “buoni” perché fanno da filtro ad alcuni raggi solari e trattengono il calore emanato dalla terra di risposta all’irradiazione del sole, riscaldando l’atmosfera terrestre e rendendola vivibile. Però l’uso di combustibili fossili e la scarsa efficienza del loro uso hanno comportato un aumento dell’anidride carbonica concentrata nell’atmosfera. La ciliegina sulla torta é stata la deforestazione che riduce la fotosintesi utile al riciclo del CO2. Per non parlare poi delle conseguenze delle polveri sottili sulla nostra salute.

Nel 2003 l’UE ha emesso una Direttiva sull’Emission Trading (2003/87CE) con le quote di emissioni da assegnare ai settori industriali. L’Italia ha approntato un PNA (Piano di Assegnazione Nazionale) che stabilisce per ogni azienda una quota tetto di emissioni possibili. Questo fa della ecosostenibilità un obbligo per le aziende (es. via normativa, o requisiti bandi di gara): risparmio energetico e contenimento delle emissioni sono due esempi di obbligo.

Oggi (inteso come 2009, non 2010 o le generazioni future…) le imprese hanno severi obblighi di legge, sia per il protocollo di Kyoto che per la presa di coscienza di governi nazionali comunitari. Lo sapevate? Mi spiego meglio: negative emissions, carbon trading, offsetting, certificati bianchi e verdi….ne avete mai sentito parlare? Sapete che in Italia é obbligatorio attenersi ai limiti stabiliti?

In Italia siamo in ritardo con gli adempimenti comunitari. Questo ritardo ha un costo.

Chi pagherà questo ritardo? Forse le famose generazioni future.

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